Circuito del Montenero
Coppa Ciano
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Dalla mostra
"Tazio
a Quercianella
Nuvolari
a Livorno"

a cura di Luigi Ciompi
Estate 2001

La Coppa Montenero (1921-1939)

Sedici anni fa, in una sala del “Corriere di Livorno”, ad iniziativa di Paolo Fabbrini amministratore e proprietario del quotidiano livornese, convennero una quindicina di persone.
A capo di una tavola lunga e stretta vi era Fabbrini che aveva ai lati l’ingegner Emanuele Rosselli ed un altro ingegnere, di cui non ricordo il nome, delegato dell’Ufficio Tecnico Municipale. Di fronte a Fabbrini, era Raffaello Mei, il dinamico Mei, una delle migliori penne del giornalismo sportivo toscano di quei tempi che, armato di matita e, con sotto agli occhi un fascio di carta da bozze, era pronto nella sua qualità di segretario a redigere il verbale di una riunione che, a tanti anni di distanza, si può definire storica. Del gruppo degli intervenuti facevano parte Ferruccio Falleni che sfoggiava a quell’epoca un’invidiabile capigliatura alla Mascagni, Ugo Susini con le tasche piene di fogli, pronto ad illustrare un numero incredibile di schizzi degni di figurare in un manuale di toponomastica, Modesto Baroncini, corridore con la moto, che tra una caduta, un ritiro ed un’avaria, si era fatto una cultura nel campo della velocità; un pivello del giornalismo sportivo (Enrico Bensi ndr) e, altri di cui ci sfugge il nome, ma che dovevano sicuramente vantare dei titoli di competenza, sia pure non specifica, perché altrimenti Fabbrini, che é sempre stato un uomo pratico, non li avrebbe chiamati. La parola é al presidente.
Fabbrini saluta, ringrazia, accende un fuoco di artifizio per la “nostra Livorno” e viene al sodo. Si tratta - dice l’amministratore proprietario del giornale - di gettare le basi per far disputare a Livorno una corsa automobilistica. Molti “bene”, molti “bravo”, molti “era tempo” e “ci voleva”. Il programma è questo...E qui Fabbrini, dopo aver solennemente dichiarato che alla parte finanziaria avrebbe provveduto lui, apre la discussione per sapere dove, come e quando questa gara si farà.
L’ingegnere Rosselli, calmo, chiaro, incisivo, traccia rapidamente il circuito; l’ingegnere del Municipio prende degli appunti e assicura che, nei limiti del bilancio, si cercherà di migliorare il fondo stradale; all’organizzazione del traguardo provvederà Falleni.
Invece Susini e Baroncini, con gli altri esperti intervenuti, costituiscono la Commissione Sportiva; e Mei, dopo essere stato nominato per acclamazione Capo dell’Ufficio Stampa, provvederà attraverso il suo segretario, il sottoscritto (Enrico Bensi ndr), a convocare prontamente la sparuta pattuglia dei giornalisti sportivi livornesi. Prima di togliere la seduta, Fabbrini propone di date un nome alla sua creatura. Il nome è pronto, l’ha trovato Mei.
La chiameremo ”Montenero”, come il colle più alto di Livorno, caro per il celebre Santuario e per custodire le spoglie dei concittadini illustri al cuore d’ogni labronico. Il giorno dopo, il “Corriere di Livorno”,” Il Telegrafo”, “La Gazzetta Livornese”, si incaricavano di portare a conoscenza del folto pubblico e dell’inclita guarnigione che la nostra città, così ricca di fulgide tradizioni sportive sarebbe stata teatro di una grande corsa automobilistica. Uno dei primi ad iscriversi fu Lotti (cas.5): il Pilota dell’Ansaldo, a quell’epoca senza essere una figura di primo piano, era qualcuno nell’automobilismo italiano e non ci lasciammo sfuggire l’occasione per valorizzare la corsa.

Vai alla prima edizione 1921 - (25 Settembre) - I° CIRCUITO DEL MONTENERO La prima “Montenero”(cas. 1: Conte Cheloni su OM- Discesa dal Castellaccio) raccolse 11 partenti. Fu un successo senza precedenti. Avevamo parlato tanto degli 11 guidatori che ci sarebbe riuscito difficile distinguere le gesta vere da quelle inventate per mancanza d’argomenti. Il Circuito si snodava dall’ex Lazzaretto di S. Leopoldo, dove era situato il traguardo, all’Antignano. Il ritorno avveniva per l’Ardenza di Terra e la via di Circonvallazione. Distanza totale 110 Km. Fondo stradale... lasciamo perdere; evidentemente il Municipio non poteva spendere. Falleni con gli scarsi mezzi messi a disposizione, aveva fatto i miracoli per dare un po’ di colore nei pressi del traguardo. La stampa, eravamo in cinque, era naturalmente al gran completo e ci si dava tutti un gran da fare per tenere indietro il pubblico che ingombrava la pista. Quelli di noi, poi, che possedevano un orologio, cercavano di aiutare il cronometrista che, in piedi, circondato da gente che voleva sapere, si spolmonava per mettere in condizione il suo aiutante, un giovanottone provvisto di un megafono, di rendere noti i tempi “ufficiali”. Il primo classificato fu Lotti (cas. 5) alla media astronomica di Km. 39.845. Il pilota fiorentino si aggiudicava anche il primato sul giro: media Km. 43.703. Lotti fu accolto come un trionfatore. Il vincitore della prima “Montenero” dopo essere stato abbracciato, baciato, sballottato, riuscì finalmente a raggiungere il marciapiede per ricevere le congratulazioni degli ufficiali della corsa che, circondati da nugoli di ragazzi che erano passati da tutte le parti fuor che dalle porte di accesso, non riuscivano ad avvicinare il vittorioso.

Vai alla seconda edizione 1922 - (27 Agosto) - II° CIRCUITO DEL MONTENERO – (cas. 2: Rodinis su Chiribiri; cas. 3 : Cercignani su Diatto) Si ritorna e questa volta un po’ di strada è tracciata alla “Montenero”. Felice Nazzaro vince a Strasburgo alla guida di una rossa Fiat. E’ una manna per parlare d’automobilismo. Fiato alle trombe e pronti per la seconda edizione. Quindici partenti, si delinea il successo, si fa un rumore del diavolo. In Toscana si comincia a dar credito alla “Montenero” fuori della nostra regione si nicchia. Firenze, dove l’automobilismo è in auge, dà, con il Conte Carlo Masetti (cas. 9), il vincitore della seconda edizione della “Montenero”. Media Km. 62, sul giro Km. 68. Non si corre, si vola. Si comincia, ora che la corsa va prendendo un certo sviluppo, a parlare di dislivelli, di curve, del Romito, del Paradisino, del Castellaccio.

Vai alla terza edizione 1923 - (26 Agosto) - III° CIRCUITO DEL MONTENERO – (cas. 4: Razzauti su Ansaldo) Falleni, dopo aver tanto urlato e discusso per avere il necessario fa le cose in grande. Sbarramenti a Barriera Margherita per ridurre il numero dei portoghesi, pioli, staccionate, filo di ferro, drappi, bandiere e musica. Precisamente anche la musica. Al traguardo presterà servizio una banda cittadina che, tra una marcia, un pezzo di Mascagni ed una sinfonia di Rossini terrà sveglia l’attenzione del pubblico. E questa volta Falleni al quale per un anno non abbiamo dato respiro, ha provveduto a sistemare anche la stampa. E la sistema procurando ai soliti cinque arrabbiati sostenitori della “Montenero” un traballante tavolo e poche sedie. Con la stampa ha preso posto al tavolo anche il cronometrista; un cronometrista vero di quelli che hanno fatto il corso. Il cronometrista é così altamente preso nel suo compito che occupa da solo la metà del tavolino obbligando noi, rappresentanti del quarto potere, a sedere a turno e a scrivere sulle ginocchia. I partenti sono 16. Questa volta prende il via anche un livornese, Mario Razzauti che corre con un’Ansaldo di proprietà di un altro livornese: Corrado Gragnani. E vi é anche il Conte Gastone Brilli Peri con quei suoi occhi grandi, dolcissimi e con quel suo naso deformato in seguito a una caduta dalla moto, che “boia di un cane” ce la metterà tutta. Brilli Peri e Razzauti sono i nostri favoriti. Il duello tra il fiorentino e il livornese ha costituito il piatto forte per la nostra preparazione pubblicitaria e la lotta tra questi due uomini si delinea fin dai primi giri, magnifica, entusiasmante. Razzauti (cas. 14) vince e dimostra che va più forte del Conte Masetti. La media sul percorso totale è, infatti, salita a Km. 66.670. Il primato sul giro è conquistato da Brilli Peri, alla media di Km. 74.104. Livio Poggiarelli, il cassiere, tira le somme. Le cifre ci dicono che ad un grande successo tecnico e sportivo non ha fatto riscontro un successo finanziario. La “Montenero” è in stato fallimentare. Concordati, sconti, pagamenti rateali: sul nostro circuito cala la nebbia. Ci fermeremo? Ci arresteremo proprio ora che siamo riusciti a far pubblicare il risultato della gara sui giornali sportivi? Ora che i livornesi parlano della “Montenero” come di una gloria cittadina? Qualcuno dei vecchi organizzatori si ritira, qualche altro tentenna. E’dunque il crollo?! La volontà, l’entusiasmo, i sacrifici di pochi, non erano stati sufficienti a far ritrovare un equilibrio a un bilancio che volgeva decisamente, inevitabilmente al passivo. La relazione prima e, i conti presentati dal Poggiarelli poi, avevano tagliato le gambe a tutti. Ci par di rivedere il Cav. Paoli, animatore magnifico della terza edizione, prendere a braccetto l’uno e l'altro dei corridori per spiegare loro che nulla era perduto, che era solo questione di attendere. Rivediamo Falleni avvilito, sfiduciato; conserviamo ancora nella retina l’espressione di desolazione di Torelli. Riunioni, discussioni, numeri sempre numeri.
Lo scartafaccio di Poggiarelli è come la spada di Damocle sul collo degli organizzatori. Idee molte, soldi pochi. Anticipi su tutta la linea. Il verbo pagare, é come un chiodo che sia stato infisso nel cervello di coloro che si sono assunti l’incarico di dotare la nostra città di una corsa automobilistica. L’Automobil Club Italia si interessa della cosa. Con cortesia, con tatto, il massimo organo dell’automobilismo nazionale propone agli appassionati livornesi di trasformare il Comitato organizzatore della “Montenero” in una sezione dell’A.C. Italia. L’idea é tutt’altro che peregrina. La ciambella di salvataggio é afferrata al volo. In una riunione più numerosa del previsto, la Sezione é costituita: Emanuele Tron, Parodi, Paoli, Nando Cavallini, Piero Polese, Gino Torelli, Neri, Giubbilei, Monteverde e altri costituiscono il primo nucleo di cui fanno parte l’indispensabile Poggiarelli e il non meno indispensabile Falleni. Fioccano le adesioni. Sono gli amici che richiamano gli amici. L’Automobil Club d’Italia invia il suo plauso e le sue congratulazioni; i corridori, quelli che devono ancora avere una parte del premio sono entusiasti e promettono di ritornare in massa, l’anno prossimo, alla “Montenero”. Poggiarelli, che comincia ad avere dei fondi, sprizza di gioia da tutti i pori. Il maggior creditore Razzauti, riscuoterà fino all’ultimo centesimo quello che ancora gli é dovuto a rate mensili di 500 lire, frutto delle quote sociali. All’avvilimento subentra l’entusiasmo, ed é entusiasmo vivo, senza restrizioni che si sprigiona da tutti noi. La “Montenero” ha la vita assicurata, non solo, ma i nuovi e i vecchi organizzatori si mettono al lavoro con tanta lena che gli ambienti automobilistici d’Italia sono costretti a guardare a Livorno dove si fa un chiasso del diavolo. La stampa sportiva, quella che non si era nemmeno degnata di pubblicare la classifica della prima “Montenero” ha scoperto il Circuito. La quarta edizione ha l’onore di svolgersi alla presenza di un paio di inviati speciali che potranno finalmente constatare di persona come sulle rive del Tirreno si fa qualche cosa che vale la pena di essere conosciuta dai lettori. Uno degli inviati é, niente meno, il capo della rubrica automobilismo della “Gazzetta dello Sport”, Lando Ferretti. Per noi, poveri giornalisti di provincia, l’onore é grandissimo, insperato e sicuri come siamo che il nostro Circuito é uno dei più belli d’Italia, ci facciamo in dovere di farlo percorrere in lungo ed in largo al collega che non mancherà poi e ripetutamente di illustrare, sulle colonne della rosea Gazzetta, le bellezze naturali del tracciato del “Montenero” e le difficoltà che esso presenta.

Vai alla quarta edizione 1924 - (17 Agosto) - IV° CIRCUITO DEL MONTENERO –(cas. 7:Balestrero su O.M. Superba; cas. 8: Razzauti su Ansaldo) Tredici partenti sette arrivati, la gara é vinta da Renato Balestrero (cas. 18) alla media di Km. 69.692, mentre il miglior tempo sul giro é fornito dal Conte Domenico Antonelli alla media di Km. 72.192.
La “Montenero” brucerà ormai le sue tappe con una continuità sbalorditiva. I nomi del Castellaccio, del Paradisino, del Sassoscritto, del Romito, di Quercianella, diventano ben presto familiari a tutti coloro che in Italia si occupano degli sport meccanici. Emanuele Tron, Presidente della Sezione livornese dell’A.C. Italia, con i suoi collaboratori, fa miracoli. Revisione e riparazione del fondo stradale, tribune, tabelle dei tempi, allargamento delle curve, impianti telefonici. La “Montenero” va, sia pure lentamente, trasformandosi e non passeranno molti anni che la gara livornese getterà alle ortiche la sua veste di provinciale per apparire come una delle più belle ed interessanti gare dell’automobilismo italiano.

Vai alla quinta edizione 1925- (16 Agosto) - V° CIRCUITO DEL MONTENERO – (cas. 10: la partenza) Questa volta il locale Ufficio Stampa ha non solo il valido appoggio di Lando Ferretti, ma anche quello degli altri colleghi della stampa sportiva. Giungono a Livorno carovane d’appassionati da ogni parte della regione e sono ospiti graditi della città dei Quattro Mori numerosi sportivi di Bologna, Genova e Roma. Il movimento sulle strade che conducono al circuito é intensissimo. Ora si può scrivere veramente che centinaia e centinaia di motori rombano lungo il Tirreno dando vita a quella sinfonia che era stata solo un parto della nostra mente e per chi non lo sapesse, abbiamo avuto anche la costanza di contare le curve incluse nel circuito: centosessantaquattro. Per la quinta edizione entra in scena un fiorentino, Emilio Materassi che, seguito da centinaia e centinaia di sostenitori, prende il via con una grossa “Itala”. Materassi (cas. 23) si classifica brillantemente primo alla media di Km. 68.641. Il Conte Carlo Masetti riconquista il primato del giro alla media di Km. 74.448. Si inizia ora il periodo d’oro di Materassi che si aggiudica, tra il crescente entusiasmo di una folla sempre più numerosa, le edizioni del 1926 e del 1927.

Vai alla sesta edizione 1926 – (15 Agosto) - VI° CIRCUITO DEL MONTENERO (cas.11: Mazzacurati-Chiribiri) - La Coppa Montenero, alla sua VIa edizione, si è affermata la corsa automobilistica che maggiormente attira pubblico e concorrenti. Le difficoltà naturali del circuito che si snoda lungo il mare e per la verdeggiante collina del Castellaccio; la data del 15 agosto favorevole all’esodo dalle città dell’interno; un’efficace pubblicità a mezzo della stampa e di un indovinato cartello réclame; le riduzioni ferroviarie del 50%; la certezza di un’organizzazione modello e infine la dotazione di L. 100.000 di premi, sono tutti coefficienti che hanno indubbiamente contribuito al successo della manifestazione.
La presenza di 29 partenti per 41 iscritti, dava alla competizione una bella fisionomia di battaglia e particolarmente atteso era il duello fra i due assi Materassi e Maggi.
Ma il nuovo ed attesissimo incontro tra Aimo Maggi e Emilio Materassi, sul quale si può dire che convergesse tutto l’interesse della corsa, è mancato completamente, poiché subito dal secondo giro la Bugatti di Maggi era costretta al ritiro lasciando incontrastato il campo all’Itala di Materassi (cas.23), che ha potuto così marciare tranquillamente verso il successo senza più essere inquietato dagli altri concorrenti.

Vai alla settima edizione 1927 – (14/15 Agosto) - VII° CIRCUITO DEL MONTENERO - Ia COPPA CIANO (cas.15: Franchetti-Maserati; cas.16: Borzacchini-Maserati) - Il 14 agosto si è svolta questa classica competizione che ha raccolto i migliori guidatori d’Italia e si sono dovute lamentare poche assenze dovute a causa di forza maggiore.
Per il 1927 si presenta una novità: accanto alla classica VIIa Coppa Montenero che si correva il 14, si sarebbe disputata il giorno successivo la Ia Coppa Ciano messa in Palio dalla figlia di Costanzo Ciano, contessina Maria. La lotta fra Materassi e Maggi, rimasta aperta su questo aspro percorso fino dal 1926, è venuta a mancare per l’assenza di Maggi impegnato, proprio nello stesso giorno, in una partita d’onore.
Il comando della corsa è preso da Materassi che gira con uno stile da fuori classe, dimostrando una netta superiorità di guida. Soltanto Nuvolari e Cortese cercano di emularlo; ma la differenza del mezzo meccanico, impedisce loro di avvicinarsi al vincitore, per il 3° anno, della Coppa Montenero.
Le due gare indette dal Sodalizio Livornese hanno ottenuto un successo di gran lunga superiore ad ogni aspettativa. La Coppa Montenero e la Coppa Ciano, rimarranno nella storia sportiva automobilistica della Toscana come esempio di organizzazione e l’ottima riuscita servirà agli appassionati sportmens livornesi quale sprone a perseverare anche per l’avvenire.

Vai all'ottava edizione 1928 - (19/26 Agosto) - VIII° CIRCUITO DEL MONTENERO - IIa COPPA CIANO - (cas. 17: Discesa sul Romito). Materassi, idolo degli sportivi fiorentini é per i livornesi il vessillifero della “Montenero”. Emilio, come é chiamato dagli amici che anche a Livorno sono legione ha un modo tutto suo, inimitabile, nell'abbordare le curve a tutta velocità, suscitando ad ogni passaggio ondate di entusiasmo. Imbattibile in curva, fulmine sui rettilinei, Materassi non vince, stravince. Fu dopo l’edizione del 1926 che battezzammo questo campione, alla memoria del quale ci legano tanti cari ricordi, il “dominatore”. E Materassi fu, nel senso più completo della parola, il dominatore su un circuito che godeva fama di stroncatore, che non aveva pietà sia per le macchine sommariamente preparate, sia per i piloti che non controllassero continuamente i loro nervi e che non imponessero al motore uno sforzo progressivo. L'uomo che si classificava primo alla “Montenero” poteva ben dire di essere un asso del volante e il mezzo meccanico messo a sua disposizione doveva rispondere in pieno a quelle condizioni di potenza, maneggevolezza, stabilità ed equilibrio, che sono indispensabili per conseguire un successo sul prototipo dei circuiti misti. Il miglior tempo sul giro venne dato da Tazio Nuvolari,che impiegò 15’38” alla media di Km. 86.354.

Vai alla nona edizione 1929 - (27 Luglio) - IX° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 20) Il successo della “Montenero” é grandioso, tale da far esultare ogni livornese, ogni toscano.
La IX edizione segnò il crollo di ogni precedente primato.Vinse Achille Varzi (cas. 27) alla media di Km.87.175
Il galliatese fornì anche il miglior tempo sul giro alla media di Km. 88.971. Dietro Varzi si classificarono: Nuvolari, Campari, Arcangeli, nell’ordine. La corsa che ha veduto prendere il via ai più famosi piloti d’Italia ha una cornice di pubblico enorme. Incasso di sei cifre, con centomila persone lungo il circuito. E’ passato il tempo dei tavoli traballanti, dei pioli e delle corde prese in prestito. Falleni, l’architetto della Montenero, ha modo di far rifulgere in pieno le sue qualità di costruttore. Tribune enormi, tabelle dei tempi gigantesche, linee telefoniche, con quindici apparecchi lungo il circuito, passerelle, stalli. Poggiarelli, che ha con se decine e decine di impiegati, conta ora i fogli da mille come una volta contava le lire; Gino Torelli che al tempo dei tempi, rappresentava il terrore dei portoghesi, tanto da guadagnarsi per la sua inesorabile opera di polizia, il nome di Fouché, può ora, alla testa di un esercito di impiegati e di agenti della forza pubblica, dirigere quella gigantesca opera di rastrellamento su venti chilometri, tanti ne conta il circuito, che oltre ad assicurare il regolare svolgimento della corsa frutta delle migliaia di lire.

Vai alla decima edizione 1930 - (3 Agosto) - X° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 21: Varzi su Alfa Romeo P2) Siamo alla prima “Montenero-Ciano”. La “Ciano” gara per vetture sport istituita nel 1927 e che, disputata ad una settimana dalla “Montenero” conta tra i suoi vincitori due alfisti, Marinoni e Razzauti, viene soppressa e la Coppa donata da S. E. Costanzo Ciano costituirà da ora in poi il più ambito trofeo della gara livornese. In quell’anno corrono Varzi e Nuvolari. Scendono in pista, affidate ai due famosi guidatori, le “Alfa P2”. Duello accanito, emozionante e macchine scassate. La vittoria é conquistata da Fagioli (cas. 32) che ha girato con magnifica continuità. E qui ha termine il secondo periodo della “Montenero” di quella prova classica che dopo aver veduto riaccendersi il duello tra Nuvolari e Varzi, dopo aver veduto, ripetutamente, la partecipazione di Borzacchini e Campari, dopo essere stata testimone delle prodezze di Chiron e di Moll doveva, in un giorno ormai non lontano, su un circuito modificato, chiamare a raccolta gli appassionati di tutta Italia per vedere gareggiare, nella più importante corsa nazionale, i più noti piloti che conta oggi l’automobilismo europeo. La X “Montenero-Ciano” disputata nel 1930, vinta da Fagioli (il terzo incomodo tra i due litiganti: Nuvolari e Varzi) ebbe una larga eco di commenti sulle colonne dei giornali politici e sportivi, di tutta Italia. Non si faceva solo del colore attorno alla gara livornese, che dopo essersi guadagnata la simpatia degli appassionati, occupava ora, per quel suo tracciato tutto dislivelli e sinuosità, l’attenzione dei tecnici, primo fra tutti Vittorio Jano, il geniale progettista dell’Alfa, che amava seguire il veloce carosello dal Paradisino o dal Castellaccio. Fu da quell’epoca. se la memoria non ci tradisce che Quercianella cominciò ad ospitare nella stagione morta gli alfìsti che avevano scoperto nella “Montenero” un banco di prova ideale. La corsa livornese che aveva ormai il suo pubblico e che poteva contare su un’ottima stampa, sveltì e migliorò la sua organizzazione che, dopo aver riscosso il plauso dei più noti esperti italiani, fu spesso citata d’esempio agli organizzatori di altre importanti prove nazionali. Con due infaticabili lavoratori come Emanuele Tron e Gino Giubbilei; con dei collaboratori del valore di Alberto Filippi (Direttore della locale Sezione del R.AC.I. sulla breccia dal 1927) con Falleni, Torelli e Poggiarelli, magnificamente assecondati da altri sportivi di provata capacità, il delicato meccanismo della “Ciano” si metteva in azione con facilità e funzionava con ammirevole scorrevolezza.

Vai all'undicesima edizione 1931 - (2 Agosto) - XI° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 22: la partenza-Varzi n°58)- La gara acquista un particolare carattere di internazionalità per la presenza di Chiron. E’ la prima volta che una Bugatti prende il via guidata da un corridore straniero. Di Bugatti ne abbiamo contate parecchie in dieci anni, ma avevano sempre a bordo italiani. La difesa dei colori francesi è affidata oltre che a Chiron a Varzi e Castelbarco. La presenza dell’uomo di punta della Bugatti viene a conferire nuovo lustro alla nostra gara. Negli allenamenti Chiron ha abbordato le curve con tanta precisione e ha manovrata la sua vettura con tanta sicurezza che i sostenitori di Nuvolari cominciano a vederci poco chiaro. La corsa ha uno svolgimento elettrizzante. Il duello tra Nuvolari e Chiron solleva ondate d’entusiasmo. I due tallonati da Varzi, Fagioli e Campari, compiono, in curva, delle vere e proprie acrobazie. Sotto la mano di Chiron e di Varzi le maneggevoli Bugatti due litri fanno prodigi.
Varzi stabilisce il miglior tempo sul giro alla media di Km. 85.652, il mantovano si batte come un leone e Campari_, il popolare “negher”, gli tiene bordone infilando i giri con una regolarità che sbalordisce. Nell’ultima parte della gara Nuvolari riesce ad acquistare un netto vantaggio su Chiron, che si classifica secondo: è la prima vittoria di Tazio a Livorno (cas. 36). Terzo é Fagioli, su Maserati, quarto Campari, quinto Varzi. Il più audace dei corridori italiani si é imposto al più stilista dei piloti stranieri.

Vai alla dodicesima edizione 1932 - (31 Luglio) - XII° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 26: L’arrivo di Nuvolari)- Il successore di Chiron nel Gran Premio di Monaco, il dominatore del Circuito delle Madonie, il vittorioso di Monza e di Reims, in breve Tazio Nuvolari é il degno primo classificato della XII “Montenero-Ciano”. E’ancora il binomio Nuvolari-Alfa che s’impone alla folla sportiva; è ancora “Nivola” che pilotando la 2700 ha conquistato pubblico e competenti per l’audacia della guida e la potenza del mezzo meccanico. . Le rosse macchine italiane hanno ottenuto a Livorno qualche cosa di più di una vittoria: è il trionfo. E la moltitudine che ha seguito con crescente interesse il rincorrersi delle vetture della grande casa milanese, che ha assistito con trepidazione al duello Nuvolari-Borzacchini, ha accolto l’arrivo di Campari, che completa la spettacolosa vittoria, con un particolare caldo, vibrante, applauso. Come a Reims, come al Nurburg-Ring, le Alfa occupano alla “Ciano” le prime tre posizioni. Ma gli appassionati, che si contano a decine di migliaia, non hanno dimenticato, nella clamorosa affermazione dell’industria italiana, uno sfortunato Achille Varzi che, con un mezzo meccanico inferiore (il galliatese corre con una Bugatti), ha esaurientemente dimostrato il suo grande valore.

Vai alla tredicesima edizione 1933 - (30 Luglio) - XIII° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO (cas. 28: Borzacchini)- Nel campo internazionale degli sports meccanici si accendono le discussioni per una macchina, la Maserati tre litri, che presentata dallo sfortunato Sommer al Gran Premio di Tunisi è stata poi affidata a Nuvolari. Il mantovano torna alla “Ciano” quando non si è ancora spenta l’eco del suo trionfo nel secondo Gran Premio della stagione quello del Belgio, disputato sul circuito di Francorchamp. E i fratelli Maserati assidui della prova livornese, che da tempo hanno compreso come il Montenero sia il più severo tra i circuiti misti italiani, hanno inviato a Livorno anche il loro ultimo modello, la due litri, che viene affidata a un uomo di indubbio valore: Campari. I colori dell’Alfa Romeo sono difesi da Borzacchini, Brivio, Tadini, Taruffi e Fontana. Nuvolari, che nella precedente edizione aveva vinto con l’Alfa monoposto fa crollare, con la Maserati, fin dai primi giri, ogni primato. Nuvolari, in mancanza di avversari (il mantovano si classificherà primo con 8’ e 21” di vantaggio su Brivio) ingaggia un entusiasmante duello con il cronometro. Dietro Brivio si classifica Campari. I costruttori bolognesi possono essere soddisfatti. La 2000 cmc ha battuto numerose macchine di maggiore cilindrata. Dalla Villa di Castel D’Oreto, sul Castellaccio, hanno assistito allo svolgimento della “Ciano” le Loro Eccellenze il Conte e la Contessa Calvi di Bergoro, che faranno pervenire poi agli organizzatori il loro plauso per la perfetta organizzazione.

Vai alla quattordicesima edizione 1934 - (22 Luglio) - XIV° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 29: Balestrero; cas. 30: Nuvolari; cas. 33 : Trossi Presidente della squadra Ferrari)- La scuderia Ferrari presenta agli sportivi toscani, il più giovane dei suoi piloti, l’algerino Moll, che con Varzi, Trossi e Farina formerà la squadra degli alfisti. Nuvolari con una gamba ancora irrigidita per una recente ferita, piloterà la Maserati tre litri.
Al previsto duello tra Nuvolari e Varzi porta un formidabile contributo Moll. Si era detto che questo giovanissimo asso del volante non si sarebbe trovato a proprio agio su un circuito misto, irto di difficoltà, come quello del “Montenero”, e invece l’algerino si dimostra un avversario di primissimo piano.
Nuvolari è attaccato a fondo da Moll e il mantovano, che non può ottenere per l’indurimento dello sterzo, la abituale maneggevolezza dalla sua macchina, fa miracoli in curva per cercare di mantenere il lieve vantaggio su un così tenace e bravo rivale. Lentamente, ma inesorabilmente, Moll avanza, ma quando si ha l’impressione che l’algerino abbia conquistata la vittoria ecco Varzi (cas. 41) che, con un fantastico ritorno, si classifica primo distaccando Moll di soli 9”. Nuvolari è terzo.

Vai alla quindicesima edizione 1935 - (4 Agosto) - XV° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 37, 38: Nuvolari)- Tazio Nuvolari è il gran favorito della quindicesima edizione.
A Brivio e Dreyfus il compito di far camminare svelto il caposquadra. La nota saliente della gara è questa: nel 1934 malgrado la furiosa lotta scatenata da Moll e Varzi contro il mantovano, non è stata migliorata né la media sul percorso totale, nè il tempo sul giro. Quest’anno verranno invece demoliti tutti i precedenti primati ad opera naturalmente,di Nuvolari che in mancanza di avversari capaci di impegnarlo a fondo, ha ripreso, come nel 1933 a lottare contro il cronometro. Al termine della gara, che ha avuto ventotto partenti e tredici arrivati, il vincitore Nuvolari (cas. 45) ha realizzato la media di Km. 88.808 percorrendo il giro in 13’ 15” 4/5 con una velocità di Km. 90.474.


Vai alla sedicesima edizione 1936 - ( 2 Agosto) XVI° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO (cas. 39, 40, 44) I circuiti stracittadini hanno il loro quarto d’ora di celebrità e anche gli organizzatori della “Ciano” per andare incontro al desiderio espresso dagli appassionati, modificano il tracciato della loro gara (cas. 42).
Si abbandona la parte montagnosa e l’anello stradale è ridotto da 20 a 7 km. La “Montenero” ha subito una grave amputazione, ma anche così il circuito livornese si presenta tra i più difficili. Sono di scena le Auto-Union affidate a Rosemeyer, Varzi, Von Stuck.
La Scuderia Ferrari (cas. 43: Nuvolari e Ferrari) dispone di due Alfa dodici cilindri, pilotate da Nuvolari e Brivio e di due otto cilindri alla guida delle quali sono Pintacuda e Dreyfus. Era stata data appena la partenza che si verifica un colpo di scena: Nuvolari è fermo con la macchina inservibile. Le Auto-Union, con Varzi in testa, già volano come bolidi, inseguite soltanto da Brivio. Nella zona del traguardo dove la folla gremisce ogni recinto il rientro di Nuvolari è accolto da un silenzio di tomba. Nuvolari che ha già vinto quattro edizioni della “Ciano” e che conta tra gli spettatori migliaia e migliaia di sostenitori, non può rinunciare a correre e non vi rinuncerà. All’inizio del terzo giro, il mantovano sostituisce Pintacuda nella guida di quella macchina che, a detta di tutti, non può certo competere con le auto tedesche. Ma Nuvolari che é partito mentre gli applausi assumevano l’intensità di un uragano, non é uomo da rinunciare alla battaglia e sotto il cospetto del più popolare tra i piloti europei con l’otto cilindri non corre, vola. Scomparso Rosemeyer, attardato Stuck, riprende alla “Ciano” un motivo conosciuto: Varzi contro Nuvolari. Tra i due però intanto si era insediato Brivio. Al ventesimo giro Nuvolari e Brivio si portano su Varzi e lo superano. Il galliatese, che aveva dovuto rallentare per il cattivo funzionamento dei freni, poco dopo abbandona. Scomparso Varzi, con Stuck nettamente staccato gli alfisti si classificano nell’ordine: Nuvolari, Brivio, Dreyfus. Al termine della corsa il pubblico invade la pista portando in trionfo Nuvolari e Brivio che, premuti, sballottati, abbracciati e baciati debbono prima di poter mettere i piedi in terra, sostare a lungo sulle spalle dei loro più accesi sostenitori. La media sul percorso totale fu di Km. 120.015.

Vai alla diciassettesima edizione 1937 - (12 Settembre) - XVII° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO. XV GRAN PREMIO D’ITALIA – (cas. 48, 49, 51, 53) La XVII “Montenero-Ciano”, quasi a coronamento degli sforzi fatti dagli organizzatori assume il titolo di XV Gran Premio d’Italia. Quando il R.A.C.I. decise di far disputare a Livorno la quindicesima edizione del Gran Premio d’Italia, nessuno, né a Roma, né a Milano, né tanto meno a Livorno avrebbe potuto prevedere un così imponente concorso di folla per lo svolgimento della massima prova automobilistica italiana. Lo spettacolo offerto dalla folla sul tracciato della “Ciano” lungo Km. 7.128 viene descritto da una trentina di inviati speciali e di questo spettacolo, da autodromo, se ne trova anche una larga eco sui giornali tedeschi che avevano mandato a Livorno una dozzina di capi rubrica dello sport. Il cielo é grigio, cosparso di nuvole e minaccia pioggia; vento di ponente e mare in burrasca.
Alle 14.45 comincia la sfilata al suono degli inni nazionali delle macchine partecipanti al Gran Premio. Prima é la squadra dell’Alfa con Nuvolari in testa (cas. 55), in considerazione della vittoria riportata nell’ultima edizione; segue l’Auto-Union con in testa Rosemeyer, poi la Mercedes che ha a bordo della prima vettura Caracciola. Sono 15 i piloti alla partenza: in prima fila Caracciola (Mercedes), Varzi (Auto-Union) (cas. 56), Rosemeyer (Auto-Union) (cas. 57).
Al via la prima delle auto che irrompe sulla linea del traguardo é quella di Caracciola (cas. 60) che é seguito da Varzi e Rosemeyer. Segue vicinissima la compatta schiera dei bolidi tedeschi tra i quali é riuscito ad insinuarsi Nuvolari.
Tazio con quella maglietta color giallo canarino riceve applausi per sette chilometri perché, in quest’inizio di gara, il circuito non ha occhi che per il mantovano, idolo delle folle italiane e di quella toscana in particolare. Le Mercedes di Caracciola e di Lang sono irraggiungibili e le posizioni d’onore sono difese dai piloti dell’Auto-Union che, per quanto siano preoccupati dei freni, hanno molta più potenza di Nuvolari che si trova in condizioni di netta inferiorità. Al trentunesimo giro, infatti, il mantovano si ferma allo stallo e cede la sua vettura a Farina. Vince Caracciola (cas. 50) su Mercedes che compie i 50 giri pari a Km. 360,900 in due ore, 44’54” alla media di Km. 131.310, secondo Lang e terzo Rosemeyer

Vai alla diciottesima edizione 1938 - (7 Agosto) - XVIII° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO – (cas. 61: Cortese-Maserati)- La manifestazione assume un nuovo significato, é la corsa dei costruttori e dei tecnici: più che ai piloti, infatti, l’interesse e la passione degli spettatori si rivolge ai nomi delle case, soprattutto nella corsa delle 1500 che vede in competizione le Alfa e le Maserati. La categoria 1500 viene vinta da Villoresi su Alfa e terminato il suo piccolo trionfo scendono in pista le grosse cilindrate per la gara più importante. Caracciola al primo giro tiene il comando seguito da Lang, da Farina, da Trossi, da Brauchitsch e poi da Zehender, Belmondo, .Wimille, Dreyfus, Comotti e Teagno. La corsa é avvincente e viene vinta da Brauchitsch seguito da Lang e Farina. Ma un reclamo contro il vincitore, che si é fatto aiutare lungo il percorso da estranei a seguito di un fuoristrada (cas. 58), assegna la vittoria a Lang (cas. 54) che compie i 232 Km. in 1 ora, 40’ 35” 1/5 alla media di Km. 138.388 (giro più veloce Brauchitsch 31° e Lang 32° in 2’25” 2/5 alla media di Km. 143.603).

Vai alla diciannovesima edizione 1939 - (30 Luglio) - XIX° CIRCUITO DEL MONTENERO - COPPA CIANO - (cas. 62)- L’ultima edizione prima degli eventi bellici. In mattinata le varie autorità commemorano la scomparsa di S.E. Costanzo Ciano, grande artefice della “Montenero¬Ciano”. Nel pomeriggio si scatena la lotta fra le Alfa e le Maserati. L’Alfa 1500 di Farina (cas. 59) vince la gara percorrendo i 60 giri pari a Km. 348 in 2 ore 30’10” 2/5 alla media di Km. 139.053. Seguono nell’ordine: Cortese (Maserati), Biondetti-Pintacuda (Alfa Romeo), Taruffi (Maserati).





1947 - (24 Agosto) - XXa COPPA DEL MONTENERO - Nel 1947 tra non poche polemiche e problemi organizzativi, viene riproposta la gara automobilistica in toni notevolmente ridotti. Vengono disputate su un tracciato ulteriormente ridotto tre gare: Pesci su Fiat 500 vince la Categoria Sport fino a 750 cc; Auricchio su Fiat 1100 vince nella Categoria Sport fino a 1500 cc e Venturi su Cisitalia vince nella Categoria Sport fino a 1500 cc con compressore. Nonostante il tentativo di riproporre la storica gara automobilistica, cala definitivamente il sipario sulla “Montenero”.

(Sintesi delle varie edizioni tratta da articoli di Enrico Bensi apparsi su A.C.I. e R.A.C.I. Riviste dell’Automobil Club Italiano).


Rievocazione storica della gara 1921-1953

"COPPA MONTENERO"

17-20 Giugno 2010 Livorno costa Toscana
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


25 SETTEMBRE 1921: MOLTI CREDEVANO DI LANCIARE UNA CORSETTA STAGIONALE

I 50 anni della MONTENERO

Se i giornalisti livornesi si sono sempre vantati sia di avere ideato la prima Coppa Montenero sia di averne poi costantemente incrementato con intelligentissimi “battages” la rinomanza e l’ascesa, non hanno poi torto, perché c’è del vero.
Dubito però che, se chiamato a pronunciarsi sull’esito della prima gara l’eventuale “Bartali” di quei tempi si sarebbe adattato a ricantare il solito, e trito “gli è tutto sbagliato; gli è tutto da rifare”; anzi ho fondate ragioni per credere che lo avrebbero visto voltare, indignatissimo, le spalle agli intervistatori, per allontanarsi in fretta, e sacramentando alla fiorentina. E sapete perchè! Perchè a parte il fatto che nessuno ci “vedeva dentro” fino al punto di impegnarsi a fondo per assicurarle un futuro, anche considerato che, al 25 di settembre è “stagione morta” per una città che tuttora, dopo il 31 agosto dimezza i servizi tramviari per il mare, smantella le baracche dei Bagni e sospende la fabbricazione e la vendita dei gelati. Però, si organizzavano corse e corsette dappertutto e il far correre sul tracciato di casa le macchine era divenuto di moda, dopo le frenesie suscitate dalle gesta del vecchio Ascari e del popolarissimo Bordino, sulla appena lanciata pista di Monza. E Livorno non poteva restare indietro. I giornalisti almeno la pensavano così, anche se nelle intenzioni dei più si tirasse ad organizzare, qualcosa di molto modesto, che non superasse di molto la spesa occorrente per delle solite “gimkane” stagionali fra bagnanti.
Opinoni d’altronde molto diffuse, e massimamente dibattute, dopo l’esito della corsa del 25 settembre 1921 pare risoltasi in un fallimento integrale, da qualunque punto la si considerasse a chiusura di bilancio.
Primo: Fallimento della formula, specie per quanto concerne la scelta del tracciato, sollecitamente abbandonato del resto alla ripresa del 1922 per unanime volontà dell’ente motoristico locale che, sotto la nuova presidenza dell’ing. Emilio Parodi, era sopravvenuto a prendere decisamente in pugno la somma delle cose, relegando i giornalisti alla conduzione del cosiddetto “battage”. In cui peraltro, sotto la direzione di Vivarelli le entusiastiche, l’immaginifico del povero Bensi (accollatore fra l’altro della nomea di “Beffardo”) al circuito quando prese a scalare il Montenero sul serio. E non cioè sfiorandolo e guardandolo da sotto in su nel tracciato iniziale, che prendeva il via dall’ingresso vecchio dell’ippodromo, e per Barriera Margherita, Barriera Roma, Ardenza Terra, girava da Montenero Basso, lungo le Pianacce per raggiungere Antignano e poi di là tornarsene per il lungomare all’ingresso dell’Ippodromo. 18.200 km. in tutto sul giro che doveva essere ripetuto sei volte per un totale di km. 109.200. Si che poi molti poterono permettersi di scorbellare il pur bravissimo Corrado Lotti che a peccorrere una così breve distanza impegnò ben 2 ore 41’26” alla assurda media di km. 39.841. Io che ebbi fin dalla prima edizione una possibilità di percorrere in macchina il giro in questione mi guardai bene però, allora e poi, di associarmi al coro di certi sfottitori; tanto ebbi a rilevare infame il fondo dello stradale tutto sterrato e ricco di avvallamenti e buche, e sollevando, specie sul tratto delle Pianacce un tal polverone da non consentire che pochi metri di visibilità. Del mio parere d’altronde penso che dovesse essere del resto l’ottimo Tremolanti, qui ritratto da Brivido, che ebbe fin dal principio il grave incarico della sopraintendenza sul tracciato e sui miglioramenti da apportarvi. E che malgrado facesse letteralmente prodigi, con piste impervide dopo tre anni di miglioramenti e, di spese e dispendiosi fissaggi, neppure dopo il miglioramento del “misto” che si registrasse un vero macello di macchine. Tanto che uno dei pochi che ce la fece ad arrivare fino in fondo e cioè il buon Mario Razzauti, il livornese che vinse la III Montenero, tagliò il traguardo su un mezzo ridotto a poco più dello chassis con sedile sopra. Tutto il resto della carrozzeria aveva dovuto “seminarlo” sui tornanti.
L’errore della scelta del tracciato portò in conseguenza anche il tracollo finanziario della prova. Gli organizzatori si erano illusi che, sbarrando con qualche tavolone la Barriera Margherita congiunta allora alla Barriera Roma da un tratto di mura ottocentesche si sarebbe chiusa al traffico. Sicurezza manifestata anche dai prezzi d’accesso personale allo “Stadium” (così il giornalista Paolo Fabbrini aveva battezzato il percorso di gara) fissati a vertice “proibitivo”, dati i tempi e data la men che relativa importanza dell’agone; cioè dieci lire per l’accesso (poi sol lecitamente ridotte a cinque) e ben lire 75 per le auto con cinque persone a bordo. Ma sarebbe stato come voler vuotare un coppo adoprando un colabrodo, perchè la gente passò a sbafo, dove e come volle. E, a dar l’ultimo colpo alle residue speranze d’incasso, provvidero certi barcaioli di San Jacopo, organizzanti con fulmineità da primato regolari traghetti per l’Ardenza del libero sbarco, per la modica d’un gavurrino (o lire due) a testa...

C’era poi la irrilevanza del monte premi, che contribuiva a togliere ogni forza d’attrattiva allo spettacolo, impedendo, anche in quei tempi che specie in provincia si ignoravano gli ingaggi, l’adesione dei migliori. Lotti che era un vero “gentlemen” e correva solo per la gioia di correre, s’ebbe tremila lire e la Coppa Montenero per aver vinto l’assoluta ma, quanto al primato di “classe”, dovette contentarsi d’uno spillo da cravatta con perla (auguriamoci non “giapponese” perchè la bidonata sarebbe stata addirittura piramidale). Le altre duemila lire portate in dotazione finirono divise fra il resto degli arrivati che s’ebbero per contentino chi un bocchino di ambra, chi un orologio di marca e chi un portasigarette di argento. Cinquemila per tutta moneta e simili cianfrusaglie potevano esser molte per quei tempi, ma non fino ad indurre a rischiare l’osso del collo chi non correva “per divertimento”. Per ciò che i migliori si limitarono a sorridere, cestinando l’invio.
Conseguenza di tutto ciò fu che dalle dieci del via a il tocco passato il doversene stare a sorbirsi la lagna degli otto mezzi in gara (poi ridotti a cinque per gli inevitabili incidenti) che passavano ad ogni morte di vescovo e senza mai darci la possibilità di assistere a un qualche sorpasso, si fece così grave che si sarebbe voluta ben’altro che la fanfara del terzo bersaglieri gonfiante a tutto polmone l’inno Amaranto (scritto l’anno prima per la musica del povero Montanari dall’avvocato Giorgio Campi) per impedire all’assistenza di sganasciarsi a furia di sbadigliare..
E taccio sulle deficienze della attrezzatura del percorso (basti dire che Dio sa con che si sarebbero fatte le segnalazioni, se Ferruccio Falleni un ferroviere patito per le moto non si fosse recato alla stazione, a prelevare (senza buono naturalmente) quante bandieruole per casellanti gli fu possibile reperire in quel magazzino. Il Moto Club Livorno intervenuto d’altronde a gara decisa e a percorso già fissato, sbrigò tutte le immaginarie pratiche e ce la fece a mettere schierate al via le otto macchine partenti. Ma anche là c’era tutta una esperienza da rifare visto che a Livorno non si correva da vent’anni e difettava, almeno a quegli esordi il concorso d’un personale di gara effettivamente serio... Comunque, cinquanta anni fa, tornò a rombare il gran coro dei mezzi in corsa, come tardissima eco del rombo della 12 HP di Felice Nazzaro. E questo bastò perchè nelle successive ripetizioni ci si facessero le ossa e gli assi cominciassero a pullulare, fin dalla seconda edizione, corsa sul “misto”Ardenza Mare, Ardenza Terra, Montenero basso, Castellaccio, Romito, Antignano, lungomare Ardenza.
Perché nel 22, ad affiancare il ritornante Lotti, venne a vincere nientemeno che Carlo Masetti sulla favolosa Bugatti; nel 23 si aggiunsero in linea partiti gli altri due grandissimi fiorentini, Gastone Brilli Peri ed Emilio Materassi. Mentre lanciata la coppa del mare per moto presero a far esperienza del circuito misto gente che si chiamava Achille Varzi e Tazio Nuvolari.
Fu l’ascesa in crescendo insperata ma eccitatrice a novelli ardimenti. Ma sapete a chi si dovette la spinta per un così alto vertice? Al mai troppo rimpianto Riccardo detto Enrico Bensi, redattore sportivo al Telegrafo e insieme impiegato al Municipio che, nel suo pindarico resoconto della prima Montenero, favoleggiò di “torrenziale arrivo di sciami di macchine d’ogni canto d’Italia”.
A me veramente parvero poco più d’una trentina e tutt’al più provenienti da Firenze, da Lucca e da Pisa. Io “c’ero” però. E chi non c’era e dovette limitarsi a leggerne, prese il buon Bensi in parola convincendosi a decidere di sovvenzionare le repliche, visto che con l’auto, fatta correre a stagion buona, c’era da incrementare sul serio l’affluenza dell’agognato forestiero, disposto magari a farsi salassare per ben 75 lire, a macchina con cinque gitanti a bordo...


70 ANNI FA UN GLORIOSO PRECEDENTE DELLA MONTENERO

Piombino-Livorno: rivelazione di Felice Nazzaro e della FIAT

Non dare retta per l’amor di Dio ai pignolissimi per l’esattezza delle date (e io che v’avverto son del numero) quando vogliono fissare la data di nascita dell’Ente motoristico livornese all’ascesa di Tron nella Presidenza dell’A.C. ufficialmente costituito nel 1924 o alla disputa della Prima edizione della Montenero N° Uno avutasi il 25 settembre 1921, come a dire mezzo secolo fa.
Il primo congregarsi dei “passionisti” del motorismo locale si ebbe esattamente nel luglio di settant’anni orsono, con la costituzione del Comitato per la Piombino-Livorno gara su strada corsa la mattina del 24 agosto 1901 e storicamente importante al modo che vedremo per le vicende dell’agonismo non italiano ma mondiale.
Prima di allora ben pochi si occupavano d’auto fra noi, con tutto che nel ‘99 un dandy di nome Daddo Racah l’avesse rivelata irrompendo all’Ardenza, sacra all’aristocratico “giro” delle pariglie, con un suo aggeggio così tossicoloso e strepente da fargli appiccicar subito il nomignolo di “Scatarrona”. Della violazione del recinto tabù della Rotonda si conservarono a lungo dettagli leggendari e confusi di pomellati impennatisi a coppie, di vecchie marchese in deliquio, di cocchieri in cappa magna che, sbalzati da cassetta, precipitavano in picchiata nella scia delle tube, a nappina laterale di prescrizione. Poi, siccome a tutto ci si abitua, destrieri, vecchie dame ed aurighi smisero di spaventarsi. Ma nel quieto, piccolo mondo provinciale che vegetava ristretto nella cerchia delle integre mura leopoldine, le automobili seguitavano tuttora a fare “notizia”, al punto che appena dieci giorni prima della Piombino-Livorno la “Gazzetta Livornese” dedicava un titolo (Arrivo di automobilisti) all’avventura di quattro signori partiti da Torino il giorno prima, e scesi alle 17 “d’oggi” in Via Grande.
Ci si immagini dunque l’aspettativa e l’orgasmo nel vedere affluire in Livorno in così svariato assortimento le macchine di gara che - peso controllato in basculla - si schieravano nelle classi oltre chilogrammi 1000; meno kg. 1000; fino a 4500 vetturette. Ai quali mezzi si accodavano, singolarissima cosa, e con pari diritto alla vittoria assoluta - se ce la facevano - i mototricicli dei francesi Osmonde e Nourry e le... motociclette(!) di Mazzoleni e Rosselli, che partirono regolarmente da Piombino, fecero però a meno d’arrivare.
Comunque al vertice d’ogni suspense fra l’elegantissimo pubblico, che la mattina del 24 agosto 1901, si assiepava al traguardo fissato a metà del rettilineo di Antignano, davanti a quello che allora era il decantatissimo Hotel Savoia, ed oggi non è che la solitaria palazzina che fa spicco al cospetto del Tirreno stava l’atteso e favoleggiato “duello” fra la neonata FIAT HP 12-1901, tuttora si può dire in fase sperimentale, e che esordiva appunto quel 24 agosto, con alla guida l’esordiente Felice Nazzaro alla prima competizione su strada sfidandovi a confronto diretto niente meno che il fino allora imbattibile mezzo francese: Panhard-Levassor HP 32, condotto dall’asso locale cav. Ubaldino Tonietti... Un confronto da far epoca, ma risoltosi in vista di San Vincenzo, allorquando, verso le nove, grazie al collegamento coi punti strategici del tracciato, attuati a mezzo... telegramma da un grande andirivieni di veloci fattorini in bicicletta, tutti appresero che Tonietti sostava in panne a San Vincenzo. E siccome al livornese, corridore gentleman e basta, occorse per la riparazione quasi un’ora, mentre Felice Nazzaro, che ebbe ugualmente il suo guaio per via -meccanico valentissimo com’era- potè rimettersi tutto in una ventina di minuti. Fu così che Tonietti e la Panhard-Levassor scesi in gara col mito della invincibilità strapotente, furona battuti senza rimedio da un giovanotto ventenne che appena l’anno prima stava a fabbricare biciclette nella Ceirano. E da una macchina appena fresca di collaudo quasi si può dire tuttora in rodaggio quale la prima realizzazione “da corsa” della “neonata” marca torinese esordiente con quella nelle competizioni su strada. E siccome al tirar delle somme l’Ubaldino Tonietti, partito per giunta prima di Nazzaro al via dato a distacchi singoli fu accreditato di un tempo di 2,36’ e 44” contro i soli 1,49’50” del torinese, la sconfitta risultò clamorosa e indiscutibile. Ed ebbe perciò deplorevolmente torto il livornese a non rassegnarcisi, evitando ogni contatto all’arrivo e non partecipando neppure alla gran festa della premiazione, seguita in serata ai Pancaldi.
Scriveva perciò sacrosantamente il compianto patriarca dell’auto, Carlo Biscaretti creatore del Museo dei motori a Torino: “!Il nostro grande corridore iniziò così la carriera che doveva portarlo tanto in alto; il trionfo di Nazzaro fu pieno ed assoluto e segnò la consacrazione delle qualità costruttive della nuova marca torinese... Partito da Torino umile e povero vi è rientrato colla fronte cinta di alloro e ricco (sic!). Si portava a casa la grande Coppa di S. M. il Re e duecento lire, diconsi duecento lire di primo premio con in più altre lire 250, offerte dalla casa Michelin”.
E concludeva cosi: “Da Livorno augurale la Fiat e Felice Nazzaro, binomio indissolubile e imbattibile iniziarono la loro lunga e gloriosa collaborazione. Sono perciò lieto di ricordare ai livornesi questo vanto della loro Città...”.
Bellissime parole senz’altro che però non valsero a indurre l’ing. Emanuele Rosselli e il Console del Touring Ugo Bertelli, gran trafficoni al margine della nascente Montenero dopo essere stati - rispettivamente- il presidente e il segretario-factotum del Comitato per la Piombino-Livorno, a ricordarsene vent’anni dopo almeno per quel tanto che potesse servire ai giornalisti organizzatori ad imbastirci su un congruo ed efficiente “battage” a fondo storico. Tacendo loro, nessuno seppe più niente e nessuno ne parlò.
Deplorevole omissione di cui teniamo a fare ammenda ricorrendo il mezzo secolo della prima disputa della Montenero alle cui prorompenti fortune nessuno avrebbe potuto sognarsi una premessa esaltante e più efficientemente augurale.

(Aldo Guerrieri da “Il Telegrafo”, Sabato 25 Settembre 1971)