Torna alla Home Page Circuito del Montenero
Coppa Ciano  (1921 - 1939)

a cura di Luigi Ciompi

CIRCUITO DEL MONTENERO COPPA CIANO

Tazio a Quercianella Nuvolari a Livorno

PRESENTAZIONE

"LIVORNO - Venerdì, 31 Luglio 1931.

C'è un gran via vai al Bar Torricelli di Livorno. Sono le cinque di un pomeriggio torrido e afoso. I meccanici stanno perfezionando le ultime modifiche ai motori e discutono dei tempi in prova mentre si concedono un attimo di relax davanti a una birra e gazzosa. Le grosse pale dei ventilatori a soffitto non riescono a dare refrigerio e smuovono soltanto la fitta cortina di fumo mentre da una radio imperversano le note di un frenetico boogie-woogie. Attaccato al bancone del bar in un manifestino a firma Piero Sandonnini si legge che per domani, primo agosto, sono convocati a Villa Chayes tutti gli appassionati del gioco della palla ovale per costituire una squadra in previsione del torneo universitario 1931/1932. I piloti vanno e vengono nervosamente. Il più elegante è Achille Varzi: l'hanno visto qualche sera fa a cena con una bella signora alla Pensione Barontini di Quercianella. Alloggia all'Hotel Palazzo, davanti ai mitici Bagni Pancaldi; corre su Bugatti insieme ad una rivelazione per il Montenero: il francese Louis Chiron. Il Torricelli si è trasformato quasi in una sala stampa e i giornalisti alla ricerca di notizie dell'ultima ora aspettano il loro turno per fonografare alla propria redazione il pezzo con le ultime indiscrezioni. C'è anche Mario Magnozzi al secolo "motorino", che racconta agli amici i momenti salienti della cerimonia di inaugurazione della Stazione di Milano avvenuta il primo luglio alla presenza di Costanzo Ciano. L'attaccante che ha lasciato il Livorno lo scorso anno e ora gioca nel Milan, è rientrato nella sua città per godersi lo spettacolo sportivo più atteso dai livornesi. Mancano infatti poche ore al via della manifestazione, l'XI° Circuito del Montenero-Coppa Ciano che si disputerà domenica 2 Agosto e già si respira aria di grande competizione. I più giovani aspettano con trepidazione l'arrivo dei piloti per strappare un autografo e per vedere di persona questi assi del volante di cui si sente continuamente parlare alla radio. Ma anche Livorno ha il suo pilota, il suo beniamino, lo sfortunato Franco Cortese che corre su Alfa e che anche quest'anno è alla ricerca di un suo riscatto. La città è invasa da bolidi. Sono arrivati gli ultimi modelli di Alfa, Bugatti, Maserati e sulle curve del Castellaccio già da alcuni giorni si sente il fragore delle auto in prova che di notte con i loro fari fendono il tetro Romito, dove giace in un anfratto sotto il Castello il feretro del grande statista Sidney Sonnino morto nel 22. Ma anche di giorno capita di incontrare auto da corsa che in barba ai regolamenti sfrecciano sul lungomare e Nuvolari è stato addirittura multato per eccesso di velocità!! Ai Cantieri si lavora senza sosta per le ultime rifiniture all'incrociatore Pola, varato in Febbraio, in previsione dei festeggiamenti per il cinquantenario dell'Accademia Navale di Livorno, il prossimo novembre. Corre voce in città che forse domani farà una sosta in porto il veliero Amerigo Vespucci partito da Castellammare di Stabia il 2 luglio con destinazione Genova dove riceverà la Bandiera di combattimento.
Costanzo Ciano", detto""Ganascia", è a Roma per un impegno ma non mancherà di presenziare al via di questa manifestazione che è diventata una sua creatura. Proprio un anno fa suo figlio Galeazzo ha sposato Edda Mussolini e Costanzo, l'Eroe di Buccari è diventato l'erede naturale del Duce. Alla Rotonda d'Ardenza i lavori per la costruzione degli stalli e delle tribune per il pubblico sono pressochè ultimati e si è fatto di tutto per evitare che potessero entrare i soliti "portoghesi"che anche a Livorno non mancano. L'E.I.A.R. ha già montato i suoi altoparlanti che permetteranno di trasmettere in diretta lo svolgimento della gara. Giuseppe Campari, "el negher", con una tuta bianca di bucato entra come suo solito gorgheggiando e chiede una granita alla menta, sedendosi al tavolo con alcuni giornalisti: è tutto sudato e si asciuga la fronte con la manica della tuta. La maggior parte dei livornesi è al mare alla ricerca di un po' di refrigerio e si aspetta la sera per consumare la cena portata da casa.
Improvvisamente delle urla interrompono il chiacchiericcio nel bar e si sente gridare: "E' arrivato, è arrivato! E' lui! E' lui! E'arrivato Tazio Nuvolari!! Il mantovano volante, il figlio del vento, il cavaliere dai nervi d'acciaio, "Nivola", l'idolo delle folle, accigliato come sempre e con la sua immancabile Turmak rossa in bocca entra nel bar seguito dal suo fido meccanico Decimo Compagnoni e dai suoi giovani sostenitori salutando con un cenno i giornalisti che oramai da anni seguono le sue imprese raccontandole sui giornali. Indossa una maglietta giallo canarino e pantaloni azzurri e i capelli pieni di brillantina profumatissima sembrano scolpiti dal vento. Alloggia con tutta la sua Scuderia nella vicina Quercianella e la sua Alfa si è comportata bene in prova. Questa mattina, nella sosta per fare rifornimento e per acquistare le sue sigarette preferite, le "Turmak Rosse" alla pensione "La Quercianella" di Pilade Turini non ha nascosto a chi gli chiedeva un pronostico di avere delle possibilità di aggiudicarsi questa undicesima edizione. Ha 39 anni e lo scorso anno ha abbandonato definitivamente le gare motociclistiche: non ha mai vinto a Livorno e anzi nel 1927 proprio a Livorno, è caduto in moto, provocandosi una forte contusione alla spalla, ma la settimana successiva ha corso di nuovo indossando un tutore fatto su misura. L'incognita però è sempre lui, Achille Varzi, anche se non bisogna sottovalutare la presenza di Luigi Fagioli, vincitore su Maserati della scorsa edizione. La barista della Pensione, una prosperosa giovane del Gabbro, senza esitazione si lascia andare ad un commento:"Di automobilismo non me ne intendo, ma Varzi è proprio un bell'uomo!!" Tazio rimane indifferente ma sembra non gradire questo commento che riguarda il suo rivale di sempre. E' rimasto quasi un'ora seduto nel bar-giardino di fronte alla Pensione Turini a guardare l'andirivieni della folta schiera di villeggianti sul marciapiede della Stazione. Domani è il primo di Agosto, è il momento del cambio e i villeggianti abbronzati, sono per la maggior parte fiorentini, rientrano a malincuore con il Diretto di mezzogiorno mentre i nuovi arrivati corrono a lasciare i propri bagagli nelle Pensioni e nei Villini per andare poi a fare finalmente un tuffo sui Bagni Paolieri che anche quest'anno registrano il tutto esaurito."


Fin qui una cronaca di fantasia che vuole rendere in parte l'atmosfera che si viveva a Livorno in occasione di questo importante avvenimento sportivo: "Il Circuito del Montenero - Coppa Ciano".
La manifestazione nata quasi per gioco nel 1921 nella redazione del giornale "Il Corriere di Livorno" e potenziata successivamente dall'A.C.I. di Livorno costituitasi nel 1924 e soprattutto dal Ministro Costanzo Ciano, animò la Costa Labronica fino addirittura ad essere nel 1937 "Gran Premio d'Italia". Piloti e Scuderie di fama internazionale presero parte alle varie edizioni ma con la caduta del Fascismo, la sede dell'A.C.I. venne data alle fiamme e tutto il materiale fotografico e i documenti delle varie edizioni vennero distrutti, e questa manifestazione cadde nell'oblio. Nel 2001 il ritrovamento di foto che ritraevano Tazio Nuvolari a Quercianella fu l'occasione per la Pro Loco di dare il via ad una serie di ricerche in tutta Italia che consentirono la realizzazione della mostra "Tazio a Quercianella, Nuvolari a Livorno" e la messa in opera di un monumento progettato dall'Architetto Marco Giraldi contenente una terracotta con il ritratto di Nuvolari realizzata dal Prof. Maurizio Pergolini in ricordo della prima vittoria del pilota mantovano conseguita sul Montenero, il 2 agosto del 1931. Le varie edizioni della gara automobilistica vennero poi immortalate in un gioco realizzato da Giacomo Santerini, il "Montenero Circuit", una sorta di Gioco dell'Oca dove alla casella 63 Achille Varzi e Tazio Nuvolari considerati acerrimi rivali si stringono la mano davanti all'Hotel Palazzo.
Questo materiale viene ora riproposto online consentendo un aggiornamento continuo in maniera che anche i più giovani possano rivivere questa grande manifestazione sportiva che dette tanto lustro alla città di Livorno per quasi 20 anni. Un'introduzione fatta da un cronista dell'epoca, Enrico Bensi, ci fa rivivere in sintesi i momenti salienti delle varie edizioni. Sono state prese in considerazione le 19 edizioni e per ognuna è possibile visualizzare gli articoli, le foto, la stampa dell'epoca e le pubblicità. Gli uomini fanno la storia, gli uomini muoiono ma la storia rimane: la si può ignorare o nascondere, ma non cancellare.
Luigi Ciompi
Quercianella, Novembre 2011

Un anniversario importante: i 100 anni della "Coppa Montenero a Livorno."
Nel 2001 una Mostra riproponeva le immagini di una manifestazione che dal 1921 al 1939 animò l'estate della Costa Labronica, "La Coppa Montenero", una gara automobilistica che portò anno dopo anno i migliori piloti a misurarsi su un circuito aspro e difficile, composto come si può leggere nelle cronache dell'epoca, da ben 160 curve!
Nel 2011 tutto il materiale della Mostra venne raccolto in questo sito in maniera da mantenere vivo il ricordo di questo evento consentendone anche un continuo aggiornamento. La gara era nata quasi per gioco nella redazione di un giornale locale, la "Gazzetta Livornese", si perfezionò pian piano nel tempo grazie anche al contributo del Ministro delle Telecomunicazioni Costanzo Ciano e alla sezione del Reale Automobile Club di Livorno, nata nel 1924.
E così, ogni anno piloti come Materassi, Brilli Peri, Nuvolari, Varzi, Campari, Borzacchini, Chiron, Moll, Wimille facevano rombare le loro Bugatti, Chiribiri, Maserati, Alfa, Auto Union, per i tornanti del Castellaccio e alla Rotonda di Ardenza dove una moltitudine di appassionati sempre più numerosa acclamava i propri beniamini seguendo con emozione i passaggi di questi bolidi.
Un evento da non perdere, un appuntamento importante tanto che nel 1937 la manifestazione assunse il titolo di "XV° Gran Premio d'Italia".
Per caso, il ritrovamento di foto da parte del Sig. Mario Carlini, che immortalavano Tazio Nuvolari davanti alla Pensione di famiglia "Pilade Turini" a Quercianella, fu l'occasione per una ricerca di materiale che permise di allestire una mostra organizzata dalla Pro Loco che venne presentata a Quercianella, a Marina di Campo (Isola d'Elba) e a Livorno.
L'iniziativa fu l'occasione anche per posizionare un monumento dedicato al mantovano volante proprio in prossimità della Pensione Pilade Turini, oggi Farmacia Miliardi. L'inaugurazione si svolse alla presenza dei dirigenti dell'ACI di Livorno, di Mantova, del Museo Tazio Nuvolari e la Manifestazione Storica "Gran Premio Nuvolari" venne "fermata" a Quercianella mediante l'istituzione di un controllo orario: nessuna autorità livornese presenziò all'evento che ebbe dei momenti di grande tensione emotiva quando venne inaugurato il monumento al passaggio di meravigliose auto d'epoca.
Vent'anni dopo... come recita il titolo di un famoso romanzo di Dumas siamo di nuovo a ricordare la manifestazione ma soprattutto a celebrare un anniversario importante: i 100 anni dalla nascita della "Coppa Montenero".
Il giornalista Aldo Guerrieri lo aveva già fatto sulle pagine del Telegrafo in occasione dei 50 anni, nel 1971 (vedi introduzione).
Di questa importante manifestazione caduta nel dimenticatoio abbiamo soltanto questa Mostra "Tazio a Quercianella Nuvolari a Livorno" e soprattutto una pubblicazione, l'unica, realizzata sull'argomento, dal giornalista Maurizio Mazzoni: "Lampi sul Tirreno".
Si è pensato quindi di rivedere il materiale contenuto nel sito aggiungendone altro e soprattutto inserendo anche l'altra manifestazione, quella motociclistica, la "Coppa del Mare", che andava di pari passo con la gara automobilistica ad una settimana di distanza, tanto che alcuni piloti partecipavano ad entrambe.
Questa aggiunta è stata possibile solo grazie al contributo di un grande esperto in materia, Maurizio Mazzoni e al suo prezioso libro "Lampi sul Tirreno. Le moto e le auto sul Circuito di Montenero a Livorno", in cui l'autore nel raccontare le varie edizioni ci rende partecipi e ci fa rivivere le emozioni come se fossimo presenti ogni anno ad ogni competizione! Lo scorso anno è stato inoltre ristampato, in versione italiana ed in tiratura limitata (500 esemplari numerati e firmati dall'autore), il gioco "Circuito del Montenero Coppa Ciano", una variante di Gioco dell'Oca" che ricorda i momenti salienti delle varie edizioni della gara.
Si è posta particolare attenzione alla "Coppa Montenero" ma dobbiamo ricordare che sempre a Livorno si svolse ancor prima una manifestazione automobilistica, la Piombino-Livorno del 1901 che rappresentò sicuramente l'inizio della tradizione motoristica sportiva in Toscana. Ce ne parla sempre sul "Telegrafo" Aldo Guerrieri (vedi introduzione) che fa riferimento ad un breve scritto di Carlo Biscaretti contenuto all'interno del Depliant che annunciava nel 1947 il tentativo di riproporre la "Coppa Montenero", per l'esattezza la XX.a edizione. Ecco il testo.

Il Meeting Livornese
Amici livornesi, la vecchiaia ha i suoi difetti, ma possiede pure un suo inestimabile pregio.. Quello di permettere il ricordo di avvenimenti cari, vissuti in tempi felici e di parlarne ai giovani immemori ed anelanti al futuro. Quanta dolce nostalgia c'è in queste vecchie cose, narrate con tanta passione e godute a suo tempo con tanta intensità. Vi narrerò dunque in breve come si è svolto il primo meeting livornese (allora si diceva così) ma vi dirò anche quali avventure abbiamo sofferto mio padre ed io nel folle tentativo di giungere in Toscana colla nostra Phenix 3 HP. A quei tempi, tempi di leggenda, affrontare un viaggio Torino-Livorno era una grande ed eroica impresa che poteva dar lustro a tutta una casata, come poteva procurare infiniti guai al disgraziato che si accingeva al passo difficile senza tutti gli accorgimenti suggeriti dalla esperienza. Le macchine, povere macchine tanto calunniate, ci mettevano tutta la buona volontà per compiere il loro dovere. Ma avevano a che fare colla nostra sublime inesperienza che si traduceva talvolta in commoventi ingenuità ma di tale mole da farti restare sulla strada per tutta la vita. Come quando io misi ad una candela, una guarnizione di cuoio! Il 24 Agosto 1901 si doveva effettuare la grandiosa gara di resistenza e di velocità sul percorso Grosseto-Livorno, con contorno di altre corserelle minori. Mio padre dunque mi diede l'ordine, io ero caposcuderia, di tenere pronta la macchina per partire il mercoledì 21. Sicuro di essere a destino entro la giornata del 22. Ed al mattino alle sei tutto era pronto. Pieni i serbatoi, gonfie le gomme, a posto i pneumatici di scorta, a bordo il voluminoso pacco di pezzi di ricambio, senza cui era inutile mettersi in movimento. La prima parte del viaggio si effettuò senza gravi inconvenienti. Qualche modesto guaio, subito rimediato; affannosa ricerca di benzina a Novi dove il farmacista piantava delle grane per cedere il prezioso liquido. E all'imbrunire arrivo alla nostra amata Recco:asilo di pace e di riposo. Il giovedì alle sei partenza. La salita della Ruta offre qualche difficoltà e qualche tratterello ce lo facciamo a piedi, lasciando che la macchina salga da sola come può. E sul Bracco iniziano le dolenti note. Sotto una pioggia tambureggiante un pneumatico rende dolcemente l'anima. Ed io cambio sotto il riparo dell'ombrello protettore di mio padre. Poi la salita si fa dura. Urge procedere a piedi. Il buon Dio ci viene in aiuto. La benefica pioggia inonda tutto ed allora senza vergogna ci facciamo rimorchiare da un pesante carro che ritorna scarico non so di dove coi suoi tre cavalli effettivi. Ed in vetta inizia la giocosa discesa. L'euforia dura fino alla salita prima di Spezia. Annotta, l'aria è scura, impregnata d'acqua, qualche rabbioso piovasco ci inzuppa. Il motore ha la tosse, starnuta ripetutamente si fa asmatico poi mollemente si affloscia e cede ad un tratto vinto dalla polmonite tra le mie braccia. Consiglio di famiglia, pioggia, fango, fulmini, tuoni rimbombanti cupamente nella truce vallata che ci rinserra. E' l'ultimo atto del Rigoletto: non manca che sparafucile. Un lumicino ci attira, un cascinale pietoso ci accoglie ed alquanto malinconici passiamo la notte su un sofà sgangherato. La mattina è radiosa di sole, di fresco, di bellezza. Ma il motore tace rannuvolato e deciso al silenzio ed alla meditazione. E questa volta è una traballante carrozza che ci accoglie e ci trasporta a Spezia dove prenderemo il treno alla volta di Livorno. Se non facciamo così addio corse. Nessuno seppe mai a Livorno, la nostra odissea. A quei tempi si temeva il ridicolo e soprattutto noi primi apostoli avevamo il sacro terrore di screditare l'oggetto del nostro amore e di interrompere la nostra ardente opera di proselitismo. I maligni lodatori del tempo passato tenevano gli occhi aperti e non perdevano tempo ed occasione per entrare in campagna contro di noi. Nel caso particolare poi mio padre consigliere della Fiat non ci teneva a far sapere che si era messo in viaggio sulla mia vetturetta parigina puro sangue. A Livorno l'accoglienza fu freneticamente festosa. Noi eravamo i più puri esponenti di una nuova era ed a Livorno erano convenuti i più puri automobilisti toscani. E Torino era la Mecca da cui partivano i novelli profeti annunciatori del verbo meccanico e delle sue meraviglie. Io ero una modesta ed oscura appendice del gran nome paterno conosciuto in tutta Italia nel campo della politica dello sport nautico e dello sport del motore. E su lui si appuntavano occhi e speranze degli anziani e delle reclute. Dove siete o amici di un tempo che fu? Tonielli, Della Gherardesca, Ginori, Strozzi, Della Stufa, Meyer, Ferrante, Pini, Massari, Luzzatti, tutti dovete essere presenti oggi ed assistere commossi alla grande sagra livornese, che segna la rinascita della vostra città. Livorno era a rumore e le buone macchine riempivano del loro brontolio le vecchie strade ed il buon pubblico non sapeva più a quale santo votarsi, per poter vedere tutto e se possibile toccare come S. Tommaso i mirabolanti meccanismi capaci di così grandi cose. Tre marche italiane sono presenti alla festa motoristica: Fiat, Florentia, Rosselli. E tutte e tre fanno buone prove. La palma della giornata spetterà alla Fiat. I concorrenti la sera del 23 si trasferiscono armi e bagagli in quel di Grosseto per essere pronti al balzo la mattina del 24. Gli iscritti sommano ad una ventina, i partenti 11. Il via viene dato la mattina del 24 alle ore 7.25 e gli arrivi a Livorno iniziano alle 9.52, quando la Fiat del Conte della Gherardesca, guidata nientemeno che da Felice Nazzaro, alle sue prime armi, taglia vittoriosa il traguardo. Il diligente cronista dell'epoca racconta che "un pubblico numeroso ed elegante, assisteva all'emozionante spettacolo". Il trionfo di Nazzaro fu pieno ed assoluto e segnò la consacrazione delle qualità costruttive delle vetture prodotte dalla nuova marca torinese. Il nostro grande corridore iniziava così la sua carriera che doveva portarlo tanto in alto. Sono lieto di poter far sapere ai livornesi questo avvenimento vanto della loro città. Da Livorno augurale la Fiat e Felice Nazzaro binomio indissolubile ed imbattibile hanno iniziato quella lunga e gloriosa collaborazione intessuta di trionfi che doveva dare alla maggior fabbrica un posto preminente in Europa ed al bravo Felice la fama di più perfetto corridore di tutti i tempi. I premi? Nazzaro partito da Torino umile e povero vi è rientrato la fronte cinta di alloro e ricco. Egli porta a casa la grande Coppa di S. M. il Re e duecento lire, diconsi lire duecento, di primo premio con in più un altro premio di L. 250 offerto dalla casa Michelin. Gli altri premi sono in relazione e scendono a cento lire, e cinquanta, e venticinque per le categorie minori. A quei tempi (ed io non sono un laudator temporibus actis) ci si batteva per la gloria ed una medaglietta di similoro entrava, vele al vento, nel sacrario della famiglia orgoglio della parentela, monito ai posteri. Oggi? Oggi la musica è diversa. Una cosa sola è sopravvissuta. La passione di tutti i ferventi per questo automobilismo che lega giovani e vecchi con una stessa dolce catena forgiata di fede, di speranze, di gloria. Ed è per merito esclusivo di questa travolgente passione o amici livornesi che siete giunti al termine di questa mia interminabile chiacchierata. Grazie a lei e grazie a voi!
(Carlo Biscaretti)

La Piombino Livorno (1901)
Mauro Parra nella sua monografia "1901 Piombino-Livorno. La prima corsa motoristica della Toscana. La prima vittoria di una Fiat. L'esordio vincente di Felice Nazzaro", Saradecals Edizioni, 2018, ci descrive l'avvenimento veramente unico che rappresenta un esordio storico per le auto torinesi e soprattutto per il pilota Felice Nazzaro. Di questa gara si è interessata l'associazione "Garage del Tempo" di Cecina, che ha riproposto una simpatica rievocazione e che ha così sintetizzato l'avvenimento.
"L'evento motoristico, organizzato dal Comitato per le Feste Livornesi prevedeva per sabato 24 agosto la gara di resistenza da Piombino a Livorno, domenica 25 alle ore 10 una sfilata da Antignano al Cisternone, lunedì 26 alle ore 10 la corsa di accelerazione di 500 metri ad Antignano ed alle ore 17 una gara di dirigibilità alla rotonda dell'Ardenza. I veicoli iscritti alla corsa vennero divisi per categorie:

I.a categoria, grosse vetture oltre 1.000 kg,
II.a categoria, vetture leggere meno di 1.000 kg,
III.a categoria, vetturette fino a 450 kg,
IV.a categoria tricicli e Va categoria motocicli.
Vincitori "Gran Premio Sua Maestà il Re" gara di velocità da Piombino a Livorno , 82 km, 24 agosto 1901:
I.a categoria, vetture oltre 1.000 kg: Felice Nazzaro su Fiat 12HP Corsa in 1h.49'54media 44,77 km/h;
II.a categoria, vetture sotto i 1.000 kg: Galileo Serafini su Panhard in 2h.08'57 media 38,15 km/h;
III.a categoria, vetturette, meno di 450 kg: Edoardo Werheim su Darracq in 2h.02'07 media 40,29 km/h;
IV.a categoria, tricicli: Gaston Osmond su De Dion in 2h.08'57 media 38,15 km/h;
V.a categoria,motociclette: nessuno arrivò al traguardo, Renzo Mazzoleni su Ceirano si ritirò a Vada mentre l'ing. Emanuele Rosselli su Rosselli di sua fabbricazione si ritirava dopo la partenza per la difficoltà sulla strada che era ridotta ad una palude a causa del maltempo.
Gara di accelerazione, Antignano, metri 500, 26 agosto 1901:
I.a categoria, vetture oltre 1.000 kg : Felice Nazzaro su Fiat 12HP in 25'' media 72 km/h;
II.a categoria, vetture sotto i 1.000 kg: Fiamberti su De Dion in 31'' media 58,064 km/h;
III.a categoria, vetturette, meno di 450 kg: Edoardo Werheim su Darracq 32'' media 56,250 km/h;
IV.a categoria, tricicli: Gaston Osmond su De Dion 21''1/5 media 84,905 km/h;
V.a categoria, motociclette: Renzo Mazzoleni su Carcano in 26''1/5 media 68,702 km/h.
La corsa non ebbe incidenti e fu un grande successo (come riportato dalle cronache del tempo) nonostante, ad Antignano, il tram continuasse il suo servizio durante la gara di accelerazione, con evidente pericolo. L'evento ebbe anche una risonanza mondana con discorsi, brindisi, rinfreschi e la fastosa premiazione finale, con medaglie e premi in denaro.
Alcuni appassionati motoristi affluirono da località lontane; gustosa è la relazione del viaggio a Livorno da Torino che Carlo Biscaretti di Ruffia (padre del collezionismo italiano e futuro fondatore del Museo dell'Automobile di Torino) fece, con il padre, sulla vetturetta di famiglia (leggi sopra). La Piombino Livorno fu la prima corsa ufficialmente organizzata in Toscana; fino ad allora le uscite con automobili erano solo scampagnate con sporadiche sfide fra i gentiluomini. Dopo questo evento le competizioni si diffusero rapidamente (la più famosa fu la Coppa della Consuma promossa dal marchese Ginori) e contribuirono alla diffusione dell'automobile, veicolo che all'inizio del secolo scorso rivoluzionò la mobilità dell'uomo."

("Garage del tempo")
Portoferraio, Settembre 2021